Anna Colagè, una quarantina d’anni, italiana

Ciao Anna, benvenuta sul nostro blog: di che cosa ti occupi?

Un saluto a tutte le socie di VPWN e a chi sta cominciando a conoscere questo network. Sono UX copywriter e content strategist, due mestieri che hanno a che fare con i contenuti e i siti web. In pratica mi occupo di progettare testi per il web che siano graditi ai motori di ricerca e alle persone, facilmente fruibili, chiari e che forniscano le informazioni di cui hanno bisogno al momento giusto e nel formato che preferiscono (in sintesi contenuti utili e usabili).

Lo scopo è far vivere, anche attraverso i testi e altri contenuti, un’esperienza utente (User Experience) il più possibile snella e senza intoppi durante la navigazione. Infatti progetto o “rilancio” i siti web esistenti, che pure devono essere facilmente navigabili e presentare le informazioni in modo chiaro e strutturato.

Che tipo di formazione e di esperienza lavorativa hai fatto?

Ho una formazione umanistica (diploma del Liceo Classico e laurea in Lettere Moderne). A cavallo della laurea ho frequentato due Master: uno nel Commercio Estero mi ha permesso di trovare subito lavoro in azienda e l’altro in Comunicazione sul Web quando ancora il web era agli albori. In parallelo ho coltivato la passione per le lingue straniere: in particolare inglese e tedesco che si sono dimostrate con il tempo una scelta vincente per il mio percorso lavorativo e umano.

Volendo dare precedenza all’indipendenza economica, ho lavorato 13 anni in aziende piccole e grandi, ricoprendo il ruolo di assistente in diverse aree. Grazie a queste esperienze, mi trovo ora nella condizione di capire molto bene le esigenze e i meccanismi di entrambe le tipologie di organizzazioni.Quando una banca tedesca si è ritirata dal mercato italiano, mi è sembrato più che naturale tornare al mondo dei contenuti per il web che nel frattempo si era evoluto. E così ho cominciato la mia seconda carriera lavorativa nei contenuti per il web come freelance.

Quali sono i tuoi obiettivi professionali?

In questo periodo sto promuovendo la content strategy (la disciplina che pianifica la creazione, la pubblicazione e la gestione di contenuti utili e usabili) alle aziende italiane, piccole e medie, che possono sfruttarne i numerosi benefici (risparmio di tempo e di denaro, ottimizzazione dei flussi di lavoro relativo ai contenuti, per citarne alcuni) di cui parlo nel mio blog. Mi piacerebbe anche diventare il referente italiano per aziende o e-commerce stranieri che hanno necessità di curare i loro contenuti per il web nel mercato italiano.

Hai lavorato e lavori tuttora in collaborazione con aziende tedesche. Cosa ne pensi del fatto che tanti giovani italiani vanno a lavorare all’estero?

Esatto. Attualmente web agency e e-commerce tedeschi rappresentano una buona fetta dei miei clienti, come in passato lo sono state le aziende nella mia prima carriera lavorativa da dipendente.Studiare le lingue straniere mi ha aperto tantissime porte lavorative e non solo. Raccomando di fare un’esperienza all’estero come l’Erasmus, che ho trascorso in Germania, o programmi simili, e poi stage e altre esperienze lavorative fuori dall’Italia tramite associazioni o enti accreditati. Simili esperienze, durante gli anni dello studio, allargano gli orizzonti e insegnano a vedere i fatti da più punti di vista, spesso da una prospettiva più generale che non si focalizza solo sui dettagli immediati e sotto gli occhi di tutti. Nulla vieta di imparare una nuova lingua in età più avanzata!

Io stessa, mi accorgo che, quando racconto qualcosa, mi riferisco spesso a “prima dell’Erasmus” o “dopo l’Erasmus” come a un evento spartiacque che ha segnato positivamente la mia vita lavorativa e i rapporti con le persone: è stata un’esperienza fantastica.

In Italia studiare o andare a lavorare all’estero è una consuetudine di tempi molto recenti, anche prima della crisi; non è solo una necessità attuale perché non si trova un lavoro in linea con i propri studi e le proprie aspirazioni o il mercato è in difficoltà. L’importante è cercare il modo di far fruttare le proprie esperienze e competenze maturate all’estero una volta rientrati. Non è semplice. Al lavoro si possono incontrare persone che non sono state all’estero e non si sono potute confrontare con un modo diverso di lavorare e di rapportarsi fra colleghi. Un trucco per ovviare a queste difficoltà, potrebbe essere quello di apportare piccoli cambiamenti e mostrare i risultati ottenuti, continuando comunque a fare ciò che è richiesto.

Sei veronese doc? Qual è la tua storia a Verona?

Mi piace definirmi veronese “di ritorno”. Sono nata a Verona e quando ero molto piccola con i miei genitori mi sono trasferita a Brescia dove ho completato gli studi dell’obbligo. Sono poi rientrata qui per frequentare l’università.

Ricordo quegli anni con piacere perché all’epoca ho conosciuto molti veronesi disponibili e tanti studenti stranieri. Il passo per partecipare all’Erasmus è stato molto breve. “Dopo l’Erasmus” riambientarmi non è stato facile e, infatti, sono andata a vivere in appartamento con altre studentesse.

Vedevo però la città e i suoi abitanti con occhi diversi. Quando mi chiedevano “Perché non torni a casa al weekend?” sorridevo, perché mi rendevo conto che non comprendevano lo spirito indipendente e autonomo che la vita universitaria mi aveva regalato. In Germania si tornava a casa alle feste comandate o in caso di emergenze. Ora le cose sono molto cambiate, vivere fuori di casa non suona più così strano e tanti giovani, appena riescono, vanno a vivere fuori di casa oppure convivono.

Quali sono gli aspetti di Verona che ti piacciono?

Verona offre tantissime opportunità culturali, è una bellissima città, si vive bene. Basta fare una passeggiata per incontrare qualcuno che si conosce. E i veronesi sono spesso disponibili a fare una “ciacola”. I rapporti più profondi si costruiscono con il tempo, ma questo vale un po’ in tutte le città specialmente del nord. Il segreto è non avere fretta e individuare l’ambiente in cui ci si sente di più a proprio agio (nel mio caso all’epoca è stata l’università) e frequentarlo con una certa costanza.

Da mamma, inoltre, posso dire che i servizi e le iniziative gratuite che offre il Comune per i bambini e le famiglie sono tanti e professionali. Talvolta è difficile scegliere! Questo discorso vale anche per gli eventi del mondo del web e delle associazioni come VPWN che in questi anni a Verona sono nate e stanno crescendo.

Ci sono sfide che hai affrontato o affronti ancora nel territorio di Verona?

Le sfide che ho affrontato e tuttora affronto riguardano la mentalità e il modo di lavorare di certe persone. Ciò l’ho riscontrato sia per i lavori da dipendente sia per la libera professione ed è tipico di tante altre città italiane. Forse a Milano e Roma la mentalità è più aperta e all’avanguardia per alcuni aspetti, ma poi la qualità della vita che queste città offrono è diversa.

La mentalità cambia molto lentamente, ma cambia. Sta in ognuno di noi portare avanti la propria battaglia nel suo giro di conoscenze e ambiente di lavoro, facendo anche rete, per esempio, in associazioni come VPWN. Un passo alla volta la mentalità si adatta ai cambiamenti della società e del mondo del lavoro. Basti pensare che solo pochi anni fa si poteva fumare nei locali chiusi e non ci si allacciava la cintura di sicurezza in macchina.

Secondo te, a Verona ci sono abbastanza opportunità per le donne professioniste? Perché?

A livello impiegatizio è piuttosto facile trovare un lavoro perché Verona è una città di servizi, commercio e turismo e offre quindi tante posizioni nei ruoli di assistente amministrativa, commerciale, marketing e così via. Quando si sale nella scala gerarchica, le cose si complicano; i ruoli di maggiore responsabilità per le donne diminuiscono e le posizioni di potere ricoperte da uomini aumentano.

Avendo lavorato in prevalenza in aziende tedesche e austriache, ho però incontrato diverse donne dirigenti italiane e non, con e senza figli.Anche in questo caso si tratta di una situazione generalizzata che non tocca solo Verona. La nascita di tante associazioni femminili attive in vari settori lavorativi, mostra che l’interesse verso questo problema è forte e il desiderio di trovare delle soluzioni è fattivo.

Per quanto riguarda la libera professione, per me i confini territoriali non esistono perché potenzialmente posso lavorare con tutto il mondo! Le occasioni possiamo crearcele da sole e quando meno te lo aspetti arrivano. Bisogna però selezionarle bene. E fare bene networking aiuta moltissimo. L’importante è avere molte opportunità, altrimenti non può accadere nulla di positivo.

Come hai scoperto Verona Professional Women Networking?

Ero stata invitata da Mary, la presidente, a far parte di un gruppo di LinkedIn e quando c’è stata la presentazione del network sono andata a sentire (avevo il pancione!). Dopo un periodo di “assestamento”, ho cominciato a partecipare alle serate in lingua inglese e poi agli altri eventi, così alla fine ho deciso di iscrivermi come socia.

Non potevo fare scelta migliore! Ho trovato tante donne di età, formazione ed esperienza lavorativa diversa (alcune alla terza carriera lavorativa!). Mi è piaciuto subito lo spirito internazionale e l’aspetto pratico (il programma di mentoring ne è un esempio, anche se non ne ho preso parte), obiettivi chiari e apertura a collaborare con altri network. Nessuna prima donna, insomma!

Quando si è trattato di chiedere consiglio su una scelta formativa ho subito trovato pareri interessati, schietti e sinceri, che mi hanno fatto riflettere molto. A mia volta, se posso dare dei consigli alle altre iscritte più giovani o in altri settori, mi fa molto piacere. Cerco di fornire il mio piccolo contributo alle attività del direttivo, pur non facendone parte, con alcuni consigli da dietro le quinte. Su uno in particolare so che ci stanno lavorando. Tramite una socia ho persino trovato una nuova cliente.

In conclusione, se mi chiedete se fare networking funziona, beh, direi proprio di sì!

Vorrei infine ringraziare ancora Geanina per questa intervista.Passate a darmi un saluto su LinkedIn, Twitter, sul mio sito web oppure al prossimo evento VPWN. Ne sarei felicissima!