Irina Mezzani, 32 anni, italiana

Ciao Irina, benvenuta sul nostro blog. Per chi non ti conosce: chi sei? Quale percorso di studi hai fatto?

Ciao a tutti! Sono una professionista nell’ambito della consulenza aziendale, campo nel quale lavoro da 5 anni dopo aver concluso i miei studi di finanza e risk management e aver fatto un anno di esperienza in banca.

Qual è la tua storia a Verona? Come mai ti sei trasferita a Verona?

Verona è la città in cui sono nata e cresciuta; ho frequentato i cinque anni dell’università a Brescia e per lavoro ho girato un po’ per tutta Italia, ma alla fine torno sempre qui, dove ho le mie radici e la mia famiglia.

Raccontaci un po’ della tua diploma in pianoforte e delle tue performances.

Studiare musica fin da bambini aiuta molto nella formazione: la costanza, il sacrificio, la concentrazione sono insegnamenti che restano con noi. Purtroppo, ormai suono molto di rado, ma l’anno sabbatico alla fine del liceo per terminare gli studi al Conservatorio è e resta la migliore scelta che abbia fatto finora.

Cosa fai ora? Di cosa ti occupi? Di cosa ti sei occupata una volta finito gli studi?

Durante e dopo gli studi sono stata in stage presso gli uffici di Risk Management di due istituti bancari, e nel 2014 sono approdata al mondo della consulenza, lavorando prima presso una delle cosiddette “Big Four” e dall’anno scorso nella più grande multinazionale del settore. Lavoro principalmente presso clienti bancari sui temi regulatory e sui processi del credito, integrando competenze teoriche con skills in ambito organizzativo e IT.

Banking vs. consulenza.
L’investment banking e la consulenza strategica sono come l’avocado e la quinoa: entrambe attraggono l’élite (o, come diceva un ex-regista di McKinsey, “l’insicuro, profondamente sinistro, l’iper-intellettuale, l’over-achiev OCD.”). Entrambi pagano bene. Entrambi coinvolgono alcuni impegni seri del tuo tempo e alcuni risultati accademici pesanti.  Qual è il migliore adesso?

Sono due mondi differenti e altrettanto impegnativi, come hai giustamente fatto notare. Tutto dipende dall’esperienza che si vuole fare. Sicuramente sono entrambi “acceleratori di crescita”, perché rispetto ad altri percorsi professionali i ritmi con cui si progredisce, anche a livello di carriera, sono molto più elevati.

Quale trovi che sia la cosa più gratificante del tuo mestiere?

Il rapporto che si instaura con i colleghi: quello della consulenza è un ambiente giovane e molto dinamico, e il fatto di lavorare a stretto contatto per molte ore, spesso in trasferta, consente di creare uno spirito di team che difficilmente si trova in altre realtà.

Hai anche delle competenze in risk management. Il ruolo dei risk manager europei sta diventando più importante dal punto di vista strategico all’interno delle aziende presso cui operano, tanto che spesso chi ricopre questa funzione interpreta un ruolo paragonabile a quello destinato a chi siede nei vertici e nei consigli di amministrazione. Cosa ne pensi?

Penso che il concetto di crescita commisurato al rischio sia difficile da “digerire”, dopo tanti anni in cui il modello vincente era quello del profitto a tutti i costi. Non per nulla gli organismi internazionali ed europei hanno fatto grandi sforzi negli ultimi anni per regolamentare l’ambito bancario e imporre una riflessione sulla sostenibilità dei modelli di business e sulla necessità di stabilire soglie di appetito e tolleranza al rischio.

Quali sono i tuoi obiettivi professionali?

Nel breve termine c’è una promozione importante che mi piacerebbe riuscire a ottenere quest’anno; per quanto riguarda il futuro mi piacerebbe continuare a lavorare in un ambiente che mi offre spunti per apprendere e migliorare. La consulenza è un lavoro che negli anni mi ha fatto lavorare su me stessa e mi ha permesso di crescere molto, sia a livello personale che di competenze professionali.

Quali sono gli aspetti di Verona che ti piacciono? E quali no?

Di Verona apprezzo soprattutto la dimensione, intesa sia fisicamente come estensione della città, che mi permette di raggiungere il centro con una bella passeggiata, sia come meta turistica e centro che negli ultimi anni si sta sforzando di ampliare l’offerta di iniziative culturali e di intrattenimento.

Ci sono sfide che hai affrontato o affronti ancora nel territorio di Verona?

In questi anni ho lavorato poco nella mia provincia, per cui non posso parlare di sfide professionali per conoscenza diretta. Negli ultimi anni il Veneto ha perso due importanti realtà nel mondo bancario, per cui nel mio settore potrei dire che la sfida è mantenere i ritmi di crescita nonostante ci siano meno clienti sul territorio.

Lavori anche a Milano, vero? Raccontaci un po’.

Il mio lavoro comporta trasferte abbastanza frequenti, ma ho svolto progetti anche a Milano e ci ho vissuto per un anno.

Ci sono sfide che hai affrontato o affronti ancora a Milano?

Milano è una città molto frenetica e competitiva: la sfida principale è riuscire a mantenere un buon work-life balance.

Hai trovato differenze fra le due province, fra le due città in generale?

Considerata la storia del territorio, in Italia è difficile non trovare differenze anche a livello di comune! Ogni città ha la propria dimensione e identità, ed è questo genere di diversità che va mantenuta perché costituisce una ricchezza e un’occasione di confronto. Forse Verona può “imparare” da Milano una maggiore apertura culturale, ma non esistono modelli da esportare tout court.

Secondo te, a Verona ci sono abbastanza opportunità per le donne professioniste? Perché?

Ultimamente sto maturando l’idea che le opportunità ci siano dappertutto, bisogna solo avere il coraggio di rischiare per coglierle. Uscire dalla propria comfort zone è per definizione scomodo, ma è l’unico modo per ottenere qualcosa in più rispetto a ciò che ci ha già.

Parli fluentemente l’inglese. Quanto consideri che sia importante che una donna italiana parli l’inglese al meno a livello medio? Perché?

La conoscenza dell’inglese nel 2019 prescinde dall’essere uomo o donna: è semplicemente inconcepibile pensare di entrare nel mondo del lavoro senza sapersi esprimere in una lingua straniera. Inoltre al giorno d’oggi grazie ad articoli su internet, film e serie tv disponibili anche in lingua originale è molto più facile tenersi in esercizio rispetto a 20 anni fa.

Come hai scoperto Verona PWN?

Ero alla ricerca di eventi a Verona per fare nuove conoscenze e sono rimasta piacevolmente sorpresa di trovare un’iniziativa dedicata alle donne professioniste e imprenditrici.

Qual è stato l’evento PWN che ti è piaciuto di più e perché?

Grazie all’impegno del nostro Direttivo ogni evento ha un suo tema, quindi tutti gli incontri sono interessanti. Forse l’evento dello story telling con la collaborazione di Formazione Network presso Cantine Tinazzi, il primo a cui ho partecipato, è stato quello che mi è piaciuto di più per l’esperienza originale del lavoro di team per creare un racconto combinando gli spunti di tutte le partecipanti.

Se dovresti scrivere 5 parole con cui caratterizzare VPWN, cosa scriveresti?

È una comunità dinamica, solidale, progressista, accogliente e anche divertente!

Ti sei iscritta nel programma-pilota mentoring VPWN 2018? Come ti sei trovata?

La mia esperienza è stata particolare in quanto sono stata “accoppiata” con una co-mentee, per cui non ci sono stati obiettivi specifici da seguire e non c’era il rapporto “gerarchico” che c’è normalmente tra un mentor e un mentee. È stato utile confrontarsi alla pari con una persona che aveva un background diverso dal mio e che quindi mi ha aiutata a cambiare prospettiva nell’affrontare le sfide del lavoro.

Vedi il networking come un fattore importante per lo sviluppo professionale a Verona?

A Verona e non solo: soprattutto nelle grandi aziende come quelle in cui ho lavorato si impara quanto sia importante costruirsi una rete di conoscenze e colleghi, sia per facilitare il proprio percorso professionale sia per avere maggiori opportunità di rispondere alle esigenze dei clienti.