Marta Lupi, 27 anni, italiana

Ciao Marta, per quelli che non ti conoscono parlaci di te: chi sei e quale percorso di studi hai fatto?

Buongiorno donne e un saluto a chiunque stia leggendo questa intervista!

Sono un’ingegnere dei materiali e mi occupo di ricerca e sviluppo all’interno di un’azienda veronese nel settore dell’edilizia. Ritengo di avere un background piuttosto variegato dal momento che la mia formazione è iniziata con studi umanistici al liceo classico ed è poi proseguita, con un bel salto carpiato con avvitamento, in un settore decisamente più scientifico, frequentando ingegneria a Trieste. Già da qui capite che le sfide non mi spaventano! J

Cosa fai ora? Di cosa ti occupi? Di cosa ti sei occupata una volta finiti gli studi?

Dopo un periodo in Austria durante il quale ho lavorato come ricercatrice, sono tornata in Italia e per qualche mese mi sono occupata di proprietà intellettuale. La ricerca e l’innovazione mi hanno sempre affasciato e il mondo dei brevetti è indubbiamente interessante da questo punto di vista. Lavorare nel settore però mi ha permesso di capire quanto sia più stimolante “stare dall’altra parte”, quella in cui nascono le innovazioni. Ed è proprio quello che faccio oggi! Adesso seguo diversi progetti di ricerca e innovazione all’interno della mia azienda, coordino attività trasversali tra diversi dipartimenti aziendali e tengo stretti rapporti con diverse Università d’eccellenza del territorio.

Raccontaci un po’ della tua esperienza in Austria, presso RCPE

Nel 2015 mi sono trasferita in Austria per lavorare presso un centro di ricerca di ingegneria farmaceutica. Qui ho svolto un progetto con lo scopo di prevedere già in laboratorio il comportamento di determinate soluzioni farmaceutiche. L’obiettivo finale? Fornire alle aziende del settore un sistema per ridurre i costi nella fase di sviluppo dei farmaci per assunzione orale. È stata un’esperienza davvero coinvolgente e particolarmente formativa soprattutto per l’ambiente multiculturale nel quale ho avuto modo di lavorare. Ho conosciuto ricercatori da tutto il mondo (nepalesi, portoghesi, cinesi, tedeschi, francesi, greci, …) ed è stato assolutamente incredibile lavorare con chi ha storie ed esperienze così diverse dalla propria.

Come vedi la situazione della ricerca in Italia e che consigli daresti ad un giovane studente italiano che si vuole avvicinare a questo mondo?

Quando si parla di giovani e ricerca è inevitabile che il pensiero vada a tutti coloro che hanno scelto di emigrare. Per quella che è la mia esperienza, posso confermare che al di fuori dell’Italia ci sono davvero molte più opportunità non solo lavorative ma anche di formazione di alto livello e di crescita. Il mio consiglio ai giovani? Seguire il proprio cuore e i propri sogni. Andare lontano, se serve; non smettere mai di desiderare di imparare; continuare a cercare il meglio e non fermarsi di fronte a un limite geografico. Tuttavia, mi piace pensare che questi giovani prima o poi decidano di tornare in Italia, restituendo così in qualche modo al proprio territorio le competenze apprese.

Sei nata a Conegliano, hai studiato a Trieste, lavorato in Austria per poi venire a Verona. Come mai hai cambiato?

A Trieste ci sono andata seguendo un legame con le origini della mia famiglia visto che i miei nonni sono triestini; mi sono trasferita in Austria per mettermi alla prova, da sola, in una situazione esterna alla mia area di comfort. Un pochino a malincuore sono tornata in Italia perché dopo molti anni di una relazione con distanze più o meno importanti la voglia di avvicinarmi al mio “lui” – che si era nel frattempo trasferito a Verona – è stata più forte di qualsiasi altra cosa. 

Hai trovato differenze fra le due città, Verona e Trieste, e fra le due province in generale?

In realtà, ammetto che è stato così e ciò mi ha un po’ spiazzato. Ho trascorso anni a Trieste, che – per posizione geografica e storia – è sempre stata crocevia di culture diverse. Città di confine, con un forte carattere multiculturale, ha sempre ospitato lingue e culture differenti senza aver paura del “diverso”. Arrivata a Verona mi aspettavo di trovare una città sicuramente più grande e più cosmopolita, ancora più aperta. Invece ho trovato un po’ di distacco e freddezza e ambientarsi non è stato subito facile. Ma una volta conosciute le persone giuste, queste mi hanno mostrato quanto possano essere generosi i veronesi. Oggi ho tanti nuovi amici e amiche, molte di queste conosciute grazie a VPWN.  

Quali altri aspetti ti piacciono di Verona?

Verona è una città magica, in grado di incantare e io me ne sono innamorata! Si può assaporare la storia e il passato in ogni suo angolo, offre moltissime opportunità professionali e di crescita, tanti eventi di ogni genere e tutto questo in un ambiente che resta comunque a misura d’uomo.

Secondo te, a Verona ci sono abbastanza opportunità per le donne professioniste? Perché?

Credo che Verona offra buone opportunità rispetto a molte altre città italiane. Tante sono le donne di talento che lavorano nel territorio. La presenza di un polo universitario sicuramente aiuta. Inoltre credo che il network che si sta creando tra le professioniste grazie a diverse associazioni, VPWN in primis, possa davvero fare la differenza in futuro.

Hai seguito il corso di formazione “Leadership al Femminile” presso SDA Bocconi. Di cosa si tratta?

Subito dopo la laurea ho vinto una borsa di studio sponsorizzata da Soroptimist Italia, un’organizzazione senza fini di lucro con lo scopo di promuovere lo sviluppo della condizione della donna. Il corso è stato in effetti la mia prima vera esperienza di networking, dal momento che ho trascorso tre giorni con ragazze con un forte potenziale provenienti da tutta Italia e dagli ambiti professionali più disparati. L’obiettivo di questa esperienza è stato quello di fornire a noi ragazze strumenti che permettano di valorizzare il nostro talento in azienda comunicandolo efficacemente. La gestione della leadership è ancora oggi una sfida per le donne, soprattutto in Italia, paese che ricordo essere 17° su 20 posizioni a livello europeo per quando riguarda il gender pay gap. Purtroppo c’è ancora molta strada da fare per migliorare…

Donne e ingegneria? Sono davvero due mondi lontani?

L’ingegneria e in generale il cosiddetto ambito delle STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) sono ancora ambiti tradizionalmente maschili, dove non sempre una figura femminile viene considerata all’altezza della situazione. Io stessa ho sperimentato questa forma di disparità sia durante gli anni universitari sia durante molti colloqui di lavoro. Ma se c’è una cosa che ci contraddistingue, in quanto donne, è la grinta e la determinazione, che ci spinge a dare sempre il massimo riuscendo anche dove gli uomini talvolta desistono. Le aziende lo notano e sono convinta ci saranno sempre più donne, di successo, che riusciranno ad emergere in questi settori. Brillanti sono gli esempi di chi ce l’ha fatta: Silvia Marchesan, Professoressa di Chimica Organica presso l’ Università degli Studi di Trieste è stata recentemente inserita da Springer Nature nella lista degli undici giovani ricercatori scientifici più brillanti al mondo. Potete anche leggere la storia di Chiara Gastaldi e Francesca Santoro – recentemente intervistate da AlleyOop – donne ingegneri straordinarie. E come loro, molte altre!

Quale trovi che sia la cosa più gratificante del tuo mestiere?

Lavorare per l’innovazione significa fondamentalmente soddisfare la propria curiosità ed essere sempre pronti a imparare qualcosa di nuovo. Non smetterò mai di ripetere quanto per me sia importante continuare ad evolversi, crescere e migliorarsi. Per questo in futuro mi piacerebbe anche avere la possibilità di frequentare un MBA per sviluppare le mie competenze e imparare a gestire l’innovazione attraverso strumenti gestionali.  

Credi che l’apprendimento continuo sia importante solo nell’ambito ingegneristico?

No, assolutamente no! Credo che quello che oggi viene definito life-long continuous learning sia un approccio alla vita che tutti dovrebbero avere. Penso non ci sia né potrà mai esserci per alcuno un traguardo che detti la parola fine alla possibilità di imparare ed è per questo che continuo a frequentare corsi, lezioni online ed eventi. Mantenere aperti i miei orizzonti, riempiendo la vita di tante attività anche extra lavorative mi permette di ricaricare le energie e fa parte per me di questo metodo per trovare sempre nuovi spunti di crescita.

Quali sono tre aspetti che ritieni importanti in ambito personale e professionale?

  • L’amore per la conoscenza che si traduce in apprendimento continuo;
  • La ricerca del benessere per lavorare e vivere positivamente;
  • La collaborazione e cooperazione tra persone.

Come hai scoperto Verona PWN? Raccontaci un po’.

Grazie ad una amica che mi ha parlato di questa associazione. Mi ha subito incuriosito e nel giro di qualche mese mi sono tesserata e anche iscritta al programma di mentoring. È stata decisamente la scelta giusta perché si è rivelata un’occasione unica per conoscere altre professioniste provenienti da ambiti diversi, ampliare i propri orizzonti … e divertirsi!

Qual è stato il tuo evento preferito?

Difficile a dirsi… Forse le cene in inglese, che permettono di uscire dagli schemi e, grazie all’utilizzo di una lingua diversa dalla propria, di aprirsi ad altre realtà. Ammetto però che mi ha entusiasmato anche il Gammaforum di Milano, a cui ho partecipato grazie a VPWN. Ho avuto la straordinaria opportunità di vedere dal vivo la potenza delle donne imprenditrici italiane e conoscerne alcune di persona.

Vedi il networking come un fattore importante per lo sviluppo professionale a Verona?

Il networking è fondamentale. A Verona e non solo! VPWN mi ha aiutato moltissimo…mi ha permesso di conoscere un po’ meglio Verona, ma soprattutto di inserirmi nel tessuto locale, mantenendo l’apertura verso l’esterno dato che molte socie non solo italiane. Il networking è la vera potenza di noi donne ed è meraviglioso che una associazione come VPWN dedichi energia e tempo per creare più opportunità in tal senso. Ogni serata trascorsa insieme mi lascia sempre la sensazione di aver investito bene il mio tempo e mi dà la carica! Da qualche mese ho iniziato a espandere la mia rete sfruttando più seriamente anche i social e sono sincera nel dire che ho avuto modo di conoscere (virtualmente e talvolta anche fisicamente) persone straordinarie, disponibili ad ascoltare, dare consigli e raccontare la propria esperienza. Il potere della condivisione è qualcosa di incredibile…

Se dovessi scrivere 5 parole con cui caratterizzare VPWN, cosa scriveresti?

  • Relazioni
  • Condivisione
  • Opportunità
  • Crescita
  • Concretezza

Grazie mille Geanina per questa intervista e questa bellissima opportunità attraverso la quale mi conoscerete un po’ meglio. Se volete, contattemi su Linkedin o al prossimo evento VPWN! Sarà contentissima di fare quattro chiacchiere con voi e condividere le nostre esperienze.

Link: https://www.linkedin.com/in/martalupi/