Aprire una P.IVA e lanciare un’attività in proprio: due donne raccontano

Questo ottobre abbiamo organizzato un incontro di mentoring in cui si discuteva la scelta professionale di aprire una Partita IVA e di mettersi in gioco come libero professionista. Questo tema è molto importante in quanto sempre più donne stanno esplorando questa possibilità nella speranza di aprire un’attività che porti più soddisfazione e magari possa conciliare di più la vita professionale e quella personale. Solo l’anno scorso, 138.000 donne hanno aperto la P.IVA in Italia (secondo Il Sole 24 Ore).

Il nostro incontro è stato guidato da due socie con la P.IVA ma con due storie totalmente diverse. Beatrice Vedovi ha lasciato una carriera con una multinazionale veronese dopo più di 10 anni per seguire la “felicità” aprendo un’attività in proprio per la consulenza e formazione in Retail Management e la scienza e filosofia della felicità.

Beatrice: “Mi sembra incredibile sia già passato un anno e mezzo da quando ho fatto il grande passo di aprire la partita IVA e diventare imprenditrice, io che sono stata per 17 anni dipendente. Questo periodo è stato molto formativo sotto molti punti di vista: la sfida più grande che affronto giornalmente è la trasformazione continua e costante del mio mindset. Ho imparato a “crearmi” opportunità lavorative, a propormi nei diversi contesti lavorativi e a far crescere costantemente il mio network di relazioni.”

Invece Mary Wieder, Presidente VPWN, lavora da quasi 10 anni con la P.IVA nell’ambito marketing e nonostante la possibilità di essere assunta come dipendente preferisce lavorare per se stessa ed avere una maggiore autonomia nell’organizzazione del suo tempo tramite la sua attività di consulenza marketing – M7 Social Project.

Sappiamo che gestire un’attività in proprio come imprenditrice non è facile, qual è la sfida più grande e come fai ad affrontarla?

Beatrice: “Avere un’attività imprenditoriale comporta sicuramente dei rischi, non c’è uno stipendio sicuro tutti i mesi, occorre imparare ad organizzare e pianificare le proprie spese a seconda delle entrate! Lavorare in modo autonomo richiede produttività e flessibilità mentale dal momento che guadagni sulla base di quanto “produci”, niente è dovuto in modo automatico e contrattuale. Ci sono, però, anche notevoli benefici positivi: si ha una gestione diversa del proprio tempo, si può lavorare da casa, vivere ambienti lavorativi diversi ogni giorno e soprattutto il lavoro viene svolto sulla base dei propri valori, di ciò che è importante per ciascuno di noi. La mia attività da freelance mi ha insegnato, inoltre, di non aver paura di sbagliare. Il “fare” porta sempre a qualcosa di buono e che la perfezione non esiste. Cominciare a fare qualcosa anche se in modo imperfetto, è meglio di non farla proprio.”

Mary: “Secondo me la sfida più grande sta nell’affrontare la paura: la paura di fallire, la paura di sbagliare, la paura di avere incertezza. Il modo migliore per affrontare questi dubbi è di essere più preparata possibile, avere un piano e soprattutto avere fede in te stessa. Certo che la vita è piena di sorprese. Chi avrebbe mai detto che nel 2020 ci trovassimo in una pandemia globale che sta ancora portando molti imprenditori a soffrire la situazione economica incerta e una maniera per poter reagire con successo l’anno dimostrata coloro i quali si sono saputi anche adattare alla mutata e difficile nuova realtà. Come diciamo in inglese devi “hedge your bets” che vuol dire trovare un equilibrio fra una cosa rischiosa e qualcosa più sicura. Trovare un cliente che può garantire un reddito certo e sicuro ma non avere paura di cercare nuovi progetti sfidanti o di investire nella tua immagine e brand. Se hai veramente la passione per quello che fai vedrai un ritorno.”

Nel tuo percorso professionale hai scoperto la scienza e la filosofia della felicità applicata al lavoro. Perché la felicità è così importante?

Beatrice: “Fino a qualche anno fa il binomio Felicità – Lavoro sembrava una chimera, per molte persone lo è ancora, fortunatamente le cose si stanno modificando e molte aziende hanno iniziato un cambiamento culturale nel considerare e valorizzare il proprio capitale umano. C’è consapevolezza che il successo di un’azienda dipende anche dal grado di felicità, benessere, soddisfazione e coinvolgimento dei collaboratori. Le numerose ricerche scientifiche dimostrano che quando le persone sono felici nel loro luogo di lavoro, sono più produttive, più motivate, coinvolte, creative, innovative e collaborative. Come scrisse la poetessa Maya Angelou: “Le persone si dimenticheranno di ciò che hai detto, di ciò che hai fatto, ma non si dimenticheranno di come le hai fatte sentire”. Quindi la Felicità è una strategia vincente per le aziende!”

Racconta l’esperienza come madre lavoratrice in Italia dal punto di vista del libero professionista. Quali sono le sfide particolari?

Mary: “Io sono mamma di due bambini piccoli e avendo la P.IVA mi ha permesso di conciliare meglio la vita professionale con quella personale dal punto di vista del tempo. E’ comunque sempre una sfida essere madre lavoratrice: devi sempre giustificare le scelte o fare uno sforzo in più per dimostrare che puoi lavorare come prima e mantenere la famiglia. Ho avuto esperienze in cui un cliente mi chiedeva cosa faccio con i miei figli finché sono al lavoro ed essermi domandata cosa importasse quell’aspetto molto personale poiché venivo giudicata dal mio lavoro professionale e non dalla mia vita privata. Sicuramente non avrebbe fatto la stessa domanda ad un uomo. In questo modo si parte già dal pregiudizio che non lavoro, o lavoro part-time o che non ho tempo per gestire progetti o nuovi clienti. Purtroppo tanti non capiscono che essere madre ti rende anche più capace e più prodottiva. La sfida è sempre quella di superare i pregiudizi, perché se una donna vuole proprio mettersi in gioco, lo può fare. Il vero vantaggio è il fatto che si lavora in autonomia con flessibilità e poi il vero beneficio è il tempo che ha molto più valore che il denaro.

Un consiglio per le donne che stanno pensando ad un’attività?

Mary: “Un consiglio pratico: informati, informati, informati. Avendo una P.IVA non è facile per motivi burocratici. Il mio consiglio innanzitutto è di informarsi con un commercialista e altre figure come avvocati o esperti di settore che possono fornire informazioni utili. Ci sono anche tantissimi fondi disponibili per le imprenditrici: a livello locale, regionale, nazionale e europeo quindi informati bene! E un consiglio più motivante: se decidi di farlo, vai fine in fondo e fallo al 100 percento!”

Beatrice aggiunge, “un consiglio, che mi sento di dare con il cuore a chi è intenzionata a diventare libera professionista, è di non lasciarsi trasportare dalla paura di non farcela, dall’incertezza del domani e di non trovare clienti. Quando il motore che ci spinge all’azione è la passione, la motivazione e il credere fortemente in quello che si sta facendo e portando avanti… le opportunità arrivano e portano con sé tanta soddisfazione e gioia. E’ necessario, sicuramente, avere tanta anzi tantissima pazienza, costanza, metodo e i risultati sopraggiungono!”

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